In valle di Susa negli anni venti del ‘900 si raccoglievano 2.000 tonnellate di marroni.
Rispetto quegli anni sono cambiate le dimensioni della produzione:
a fine secolo 500 tonnellate.

Molte persone coltivano ancora oggi i castagni in Val di Susa, anche introducendo nuovi metodi di lavorazione, nuovi strumenti e nuovi tipi di innesto.

La contrazione della produzione è stata causata da un lato dallo spopolamento delle zone di montagna e dalla diminuita importanza dei frutti del castagno come alimento, e dall’altro dai danni provocati da diverse malattie.
Tra queste:
il “cancro della corteccia“, causata da un parassita del castagno;
e il cinipide galligeno, insetto di provenienza cinese che ne ha attaccato la chioma;
Riguardo ai frutti, più recentemente lo Gnomoniopsis castaneae, un fungo patogeno del castagno di recente scoperta che è considerato una delle principali avversità del castagno a livello internazionale. Causa il marciume della porzione interna della castagna, ma è anche associato a cancro corticale e necrosi fogliari.
Dunque i castanicoltori valsusini fronteggiando queste avversità, continuano a raccogliere il prezioso e prelibato frutto, già storicamente richiesto e preferito dai pasticcieri di importanti centri francesi e oltreoceano per realizzare i famosi marron glacés.
Non solo: oggi anche rinomate aziende italiane utilizzano il Marrone della valle di Susa IGP per le loro migliori produzioni.
